Fosse comuni a est. I ribelli accusano Kiev

 

 Fabrizio Poggi, 24.9.2014 “Il Manifesto”

Ucraina. I ribelli accusano Kiev di crimini di guerra, il governo ucraino non ha ancora ritirato dalla zona cuscinetto le proprie truppe

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La noti­zia che pri­meg­giava ieri sulle agen­zie d’informazione russe, insieme alla dichia­ra­zione di Obama all’Onu secondo cui Washing­ton potrebbe rinun­ciare alle san­zioni, se la Rus­sia cam­bierà poli­tica sull’Ucraina, era quella del rin­ve­ni­mento di fosse comuni con i cada­veri di civili delle regioni del Donbass.

Secondo lo spea­ker del Par­la­mento di Done­tsk, Boris Lit­vi­nov, quella di cui si è avuta noti­zia ieri, nei pressi del vil­lag­gio di Nizh­n­jaja Krynka, a circa 60 km da Done­tsk, non sarebbe l’unica fossa comune. In pre­ce­denza, più di 30 cada­veri erano stati rin­ve­nuti in una fossa nella zona di Tel­ma­no­vsk. A Nizh­n­jaja Krynka sono stati esu­mati 4 cada­veri (uno è quello senza testa di una donna, con le mani legate die­tro la schiena. Ma in rete cir­co­lano da un po’ di tempo imma­gini di teste tagliate, sem­bra di mili­ziani filo­russi, rac­chiuse in cas­sette di legno) in un luogo e altri 5 in un altro poco distante. Il Pre­si­dente della Com­mis­sione affari esteri della Duma, Alek­sej Push­kov, ha dichia­rato a Itar-Tass che la Rus­sia porrà al Con­si­glio e al Par­la­mento d’Europa e all’Osce la que­stione se «a Kiev siano oggi al potere per­sone diret­ta­mente respon­sa­bili di que­sti cri­mini di guerra e di cri­mini con­tro l’umanità».

Sem­bra che l’area dell’ultimo ritro­va­mento fosse con­trol­lata, fino a pochi giorni fa, da reparti della Guar­dia nazio­nale ucraina: natu­ral­mente i primi sospetti vanno in quella dire­zione. Altret­tanto natu­ral­mente, Kiev nega ogni adde­bito. L’Ufficio stampa delle forze cosid­dete «anti­ter­ro­ri­smo» di Kiev, facendo pro­pria una for­mula un tempo appan­nag­gio della Tass «è auto­riz­zato a dichia­rare uffi­cial­mente che que­sta infor­ma­zione non cor­ri­sponde alla realtà ed è diretta a discre­di­tare le forze armate ucraine». Forze armate che, intanto, come dichia­rato dal rap­pre­sen­tante del Con­si­glio di difesa, Andrej Lysenko, non stanno arre­trando le arti­glie­rie di cali­bro supe­riore ai 100 mm, come invece pre­vi­sto dal memo­ran­dum sot­to­scritto sabato scorso alla riu­nione del Gruppo di con­tatto a Minsk. «Lo faranno – ha detto – quando anche le mili­zie lo faranno. Prima è neces­sa­rio rea­liz­zare il ces­sate il fuoco».

Ma il Mini­stro della Difesa di Done­tsk, Vla­di­mir Kono­nov, ha dichia­rato a Itar-Tass che l’arretramento dei cali­bri pesanti da parte delle mili­zie è già ini­ziato mar­tedì scorso. Comun­que sia, appare quan­to­meno rela­tivo par­lare di un vero e pro­prio ces­sate il fuoco. Ieri le mili­zie di Lugansk dichia­ra­vano di aver asse­stato un «colpo distrut­tivo» al bat­ta­glione «Ajdar», nell’area di Komi­sa­ro­vka e i com­bat­tenti di Done­tsk par­la­vano di un attacco di carri che avreb­bero por­tato alle posi­zioni della Guar­dia nazio­nale. La stessa Guar­dia nazio­nale che mar­tedì scorso avrebbe aperto il fuoco su due ado­le­scenti che, in bici­cletta, non si erano fer­mati a un posto di blocco nei pressi di Mariu­pol, feren­done uno in modo grave.

Sarà forse per far fronte a simili «incon­ve­nienti» che lo spea­ker della Rada Alek­sandr Tur­ci­nov ha annun­ciato la rea­liz­za­zione di «un vallo insor­mon­ta­bile» attorno a Mariu­pol. Per il con­fronto non guer­reg­giato, men­tre Mosca pre­pa­rava l’invio del quarto con­vo­glio uma­ni­ta­rio nel Don­bass, Tokio annun­ciava di aver intro­dotto san­zioni nei con­fronti di 5 ban­che russe – Sber­bank, Vtb, Veb, Ros­sel­khoz­bank e Gaz­prom­bank — che già figu­rano tra quelle san­zio­nate da Washington.